Monday, October 16, 2006

Il nuovo Partito Democratico (Cristiano?)

In Italia si discute del nuovo Partito Democratico, della sua collocazione europea, del peso della sua componente cattolica. Si fatica ancora ad intuire la forma del nuovo soggetto politico, dietro la cortina fumogena di sottili disquisizioni dialettiche.

Da lontano invece, per un osservatore esterno senza pregiudizi, i contorni risultano chiarissimi, almeno a stare al corrispondente dello Jyllands-Postens, l’autorevole quotidiano conservatore famoso per le vignette di Maometto, che in un articolo pubblicato lo scorso 13 ottobre, dichiara semplicemente che “sotto Prodi l’ Italia è ritornata alla tradizione del centro sinistra, che ha governato il Paese dopo la seconda guerra mondiale”.

In altre parole, Ulivo e Rifondazione sono oggi quello che la DC ed il PSI erano negli anni ‘60. Semplificazione inaccettabile di sessant’ anni di storia? Oppure inconsapevole rivelazione di una verità scomoda?

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Thursday, January 12, 2006

Berlusconismo o pluralismo? L’informazione italiana vista dalla Svezia

di  Michela Dell’Anno

Dopo un silenzio piuttosto prolungato sulle vicende italiane, Sydsvenskan – giornale indipendente di orientamento liberale diffuso prevalentemente nella Svezia meridionale – riporta un articolo a firma di Pernilla Ståhl sul coinvolgimento di Berlusconi nel processo di introduzione della televisione digitale in Italia. Già il titolo la dice lunga: ”Jackpot per Berlusconi. Più potere e più soldi quando l’Italia passa alla tv digitale“.

La Ståhl prende l’avvio dalla vicenda delle sovvenzioni statali per l’acquisto dei decoder digitali (la Finanziaria prevede per il 2006 uno stanziamento di 10 milioni di Euro destinati solamente alle due regioni che faranno da apripista nell’introduzione della televisione digitale, Valle d’Aosta e Sardegna, ma tra 2004 e 2005 sono stati stanziati circa 250 milioni di Euro, con relativa inchiesta della Commissione Europea), sovvenzioni che hanno spinto l’Antitrust ad avviare un procedimento nei confronti di Berlusconi in quanto avvantaggerebbero le società produttrici dei decoder, una delle quali controllata dal fratello del Presidente del Consiglio, Paolo Berlusconi.
A commento di questi fatti la giornalista svedese non si lascia naturalmente sfuggire l’occasione per ricordare che la questione del conflitto d’interessi, nel quale è sempre più saldamento invischiato il nostro premier, non è ancora stata risolta e sembra anzi arricchirsi di un nuovo capitolo.

Tuttavia, la parte più interessante dell’articolo è quella che fa riferimento al rapporto stilato da due ricercatori dell’università di Göteborg, Monica Djerf-Pierre e Lennart Weibull, intitolato “Par Condicio? Faziosità nei mass-media italiani”.

Questa relazione verrà inserita in un rapporto più ampio che prevede confronti anche con gli Stati Uniti da una parte, il Belgio, l’Austria, l’Olanda e la Germania dall’altra, in quanto rappresentanti di diversi modelli mediatici. Il 2006 è anno di elezioni anche in Svezia e di questo progetto comparativo è stato incaricato il Consiglio per la Democrazia, Demokratirådet, in vista della campagna elettorale. 

Riprendendo una classificazione di altri due studiosi, Hallin e Mancini, il sistema mediatico italiano viene descritto come un tipico esemplare di modello “sud-europeo polarizzato pluralistico”, ovvero un sistema in cui i mass-media sono dichiaratamente schierati in campo politico e non hanno l’obiettività come fine deontologico, i fruitori sono consapevoli di questa faziosità non celata e armati dalla nascita di scetticismo e senso critico. A questo si aggiunge un pluralismo dei mezzi d’informazione che garantisce che il tutto raggiunga un certo equilibrio tra le diverse tendenze politiche rappresentate.

Con questa premessa i due autori conducono quindi una dettagliata analisi dei mass-media italiani, occupandosi sia dei quotidiani (definiti, nel caso italiano, come mezzo comunicativo orizzontale in quanto letti da una minoranza rispetto alla assai maggiore diffusione che hanno in Svezia) che del mezzo televisivo, ripercorrendo anche tutte le recenti tappe legislative in materia, dalla Mammì alla Gasparri passando per la complicata applicazione della Par condicio.

L’interessante, ed in un certo senso inaspettata, conclusione a cui giungono Djerf-Pierre e Weibull è che l’immagine di Berlusconi dominante in Svezia, sia presso i media che nell’opinione comune, ovvero quella di un magnate mediatico che ha raggiunto e mantiene il potere politico grazie al controllo delle televisioni, proprie e ora anche statali, sia fin troppo semplificata e non dia una risposta soddisfacente a chi si domanda le ragioni del suo successo.

Il sistema informativo italiano viene inoltre assolto dall’accusa di scarso professionalismo spesso rivoltagli dal mondo nordico ed anglosassone e quasi portato ad esempio dai due svedesi come palestra di pensiero critico.
Un piccolo plauso, dunque, al nostro paese, inoltre in un campo in cui l’Italia non viene normalmente indicata come ideale da imitare.

Eppure, ormai quasi a ridosso della campagna elettorale, non riesco a liberarmi dall’inquietudine: il famoso pluralismo, nevralgico per il corretto funzionamento del modello sud-europeo, è davvero garantito oggi in Italia? E si riusciranno ad applicare le intricate regole della Par condicio? Qualcuno mi rassicuri, per favore.

L’intero rapporto (in lingua svedese) può essere scaricato qui.

L’articolo di Sydsvenskan (anch’esso in svedese) si trova qui.

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