Monday, October 16, 2006

Se Visco è come Stalin, allora Anders Fogh?

di Flavio Serra

Secondo Prodi, la manovra finanziaria e la ridefinizione delle aliquote e delle detrazioni fiscali é stata l´occasione per una ridistribuzione di redditi epocale a favore dei bisognosi.

Rifondazione esulta: stavolta a piangere sono i ricchi, mentre i meno abbienti per una volta si troveranno in tasca piú quattrini. Dall´altro lato della barricata, Berlusconi convalida queste affermazioni, ed accomuna Visco allo Stalin degli anni piú bui.

Se non c´é dubbio sugli effetti della manovra per i poveri ed i ricchi, non si sa bene cosa succeda alla classe media: secondo il centro-sinistra é favorita, secondo il centro-destra é derubata. Tutto sta ad intendersi dove si colloca il reddito della classe media: se sotto ai 28.000 euro ha ragione Prodi, se sopra i 75.000 ha ragione Berlusconi. Nel mezzo, dipende da tanti fattori: figli a carico oppure no, regione in cui si vive, ecc ecc.

Resta il fatto che secondo i titoli dei giornali italiani l´Italia é (ri)diventata un paese vetero-socialista, che usa pesantemente lo strumento fiscale per diminuire le diseguaglianze sociali. Ma sará vero? Ho provato a fare qualche calcolo e raffronto con la Danimarca, paese di antica tradizione socialdemocratica, dove peró il centro-destra é al governo da due legislature.

Il risultato é nella tabella sotto, dove ho sintetizzato la differenza tra le aliquote medie gravanti sul reddito imponibile di un lavoratore autonomo in Danimarca ed in Italia (utilizzando le nuove aliquote). Per chiarezza: il valore del 10% in corrispondenza di un reddito di 55,000 euro significa che un residente danese con quel livello di reddito paga 5.500 euro in piú all´anno di un residente italiano con pari reddito.

Il raffronto tra le aliquote medie é senz´altro illuminante per chiarire quale sistema abbia un effetto piú marcatamente redistributivo. Infatti, se la differenza tra Danimarca e Italia fosse sempre uguale, potremmo concludere che le tasse in Danimarca sono sí piú alte, ma lo sono per tutti, sia per i “poveri” quanto per i “ricchi”.

Invece non é cosí. La differenza cresce all´aumentare del reddito personale. I “ricchi” danesi pagano proporzionalmente di piú dei ricchi” italiani.

Elaborando ulteriormente dai dati della tabella, risulta che chi risiede in Italia e guadagna 28´000 Euro all´anno, ne paga in tasse 5´800, e chi ne guadagna 75´000 ne paga 24´300, vale a dire che in Italia la differenza impositiva tra un reddito “medio-alto” ed un reddito “medio-basso” é di 18´400 Euro. Un residente in Danimarca che guadagna 28´000 Euro ne paga invece circa 8´700, mentre chi guadagna 75´000 Euro paga 33´700 Euro, vale a dire che in Danimarca un reddito “medio-alto” paga in tasse 25´000 euro all´anno in piú di un reddito “medio-basso”.

Nonostante il governo Prodi abbia invertito la rotta, i “ricchi” italiani possono quindi stare tranquilli. L´Italia é ancora un paese amico, senza contare che di “ricchi” in Italia ce ne sono davvero pochi. Dentisti, avvocati, gioiellieri, ecc. in Italia sono i veri “poveri” almeno a giudicare da quello che dichiarano al Fisco.

Ma che dire della Danimarca? Qui neppure il centro-destra pensa a cambiamenti. Al governo, solo il piccolo partito conservatore ogni tanto prova ad azzardare la richiesta di una riduzione delle tasse, ma poi i sondaggi mostrano che non é creduto neppure dalla propria base.

Anders Fogh Rasmussen nemico della borghesia? Forse Berlusconi lo paragonerebbe a Pol Pot, o a Kim Jong Il. Piú probabilmente é solo un politico realista in un paese normale, quale speriamo che l´Italia divenga, anche a piccoli passi.

Nota:

La tabella non ha valore in relazione all´imposizione fiscale complessiva, dato che in ogni paese i residenti sostengono anche altri prelievi (INPS in Italia ed AM-Bidrag in Danimarca, ICI e Ejendomsskat, ecc. senza contare l´IVA che in Danimarca é del 25% su tutti i prodotti e servizi, mentre in Italia é a seconda dei casi il 10% o il 20%, o addirittura inferiore per alcuni prodotti). A livello medio nazionale, la pressione fiscale danese éperaltro piú elevata di quella italiana (circa il 51%, contro il 41%).

In teoria, anche il confronto sul reddito imponibile potrebbe essere parzialmente fuorviante: in Danimarca si possono dedurre gli interessi passivi, ed anche le spese per raggiungere il posto di lavoro (oltre una certa distanza). In Italia si possono dedurre alcune spese per la ristrutturazione degli immobili, o spese presso le strutture sanitarie private. Non sembra peró che il diverso sistema di deduzioni sia tarato per avvantaggiare i “ricchi” danesi in rapporto ai “ricchi” italiani.

Posted by webmaster in 05:44:14
Comments

One Response

  1. Umberto Elia says:

    Che dire allora della Norvegia? Lì la destra offriva una riduzione delle tasse a parità di servizi (grazie agli introiti del petrolio). Gli elettori hanno scelto la sinistra che invece proponeva di usare le entrate petrolifere per migliorare ulteriormente le prestazioni pubbliche.
    Ed ora il governo si appresta a varare una riforma fiscale per aumentare le tasse ai redditi alti, e diminuirle per chi ha redditi bassi.

Leave a Reply