Tuesday, June 27, 2006

La Costituzione non cambia

Vincono i NO al referendum, sia in Italia che in Scandinavia. Ecco i risultati:

Italia: votanti 52,3% - NO 61,3%
Estero: votanti 27,8% - NO 47,9%
Europa: votanti 24,7% - NO 54,7%

Danimarca: votanti 35,5% - NO 64,3%
Norvegia: votanti 28,4% - NO 67,9%
Svezia: votanti 29,4% - NO 62,9%

Interessante il raffronto con i dati sulla partecipazione al voto alle precedenti consultazioni.

Danimarca: 45,6% politiche 2006 - 21,1% referendum 2005 - 24,7% comites 2004
Norvegia: 52,8% politiche 2006 - 25,7% referendum 2005
Svezia: 40,0% politiche 2006 - 20,0% referendum 2005 - 23,4% comites 2004

Anche in Scandinavia, come in Italia, il referendum mostra un calo rispetto alle elezioni politiche, ma tutto sommato abbastanza contenuto, soprattutto in Danimarca dove ha votato il 35,5% degli aventi diritto, solo il 10% in meno di quanto avevano votato alle politiche. Il risultato della Danimarca è particolarmente buono anche se lo si raffronta a quello degli altri paesi scandinavi, ma in generale tutta la Scandinavia raggiunge percentuali più alte del resto dell’ Europa, e dell´estero nel suo complesso.

Risultato ottimo per la democrazia!

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Thursday, June 8, 2006

Forza Italia ???

di Andrea Casciotta

La cosa più naturale è tifare Italia agli imminenti mondiali di calcio, sperando che il gruppo guidato da Lippi con numerosi artisti del calcio ci regalino spettacolo, risultati e qualcosa su cui tutti gli italiani possono sentirsi veramente uniti (ne abbiamo bisogno).Tutto questo all’ombra dello scandalo definito Moggiopoli, un esempio di abuso di potere che non può e non deve essere insabbiato. Il mio timore è che un buon risultato della nazionale, o peggio, la vittoria ai mondiali, diventi il contentino che fa dimenticare o perdonare i misfatti degli ultimi anni e chiudere il calciocaos senza piazzare le responsabilità ai livelli che merita. Un’uscita dell’Italia ai gironi preliminari è invece una garanzia che il disappunto dell’Italia calcistica e dei tifosi mette a fuoco le mele marce nello sport più amato dagli italiani.

Non fraintedetemi, sarò il primo a scendere in piazza per festeggiare un eventuale vittoria del campionato mondiale della nostra squadra, ma sarò anche il primo a rallegrarmi quando i lavori per ripulire in casa “calcio Italia” cominceranno a dare i frutti che il mio senso di giustizia pretende. Se questo lavoro richiede una brutta figura della nostra nazionale in Germania è un prezzo che tutti i tifosi italiani devono essere pronti a pagare. Per amore del calcio, che pulito è bello (anche se si perde), mentre sporco non piace neanche ai vincitori (onesti).

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Costituzione: un NO nel merito

di Livia Petersen

Trovo molto importante riflettere a lungo nel momento in cui dobbiamo votare per il referendum, e questo perchè la legge di modifica della Costituzione approvata dallo scorso governo secondo me non si limita ad una semplice modifica, ma nei fatti sostituisce la nostra Costituzione con un’altra.

E adesso mi spiego: è vero che la legge interviene solo sulla seconda parte della Costituzione che si riferisce all’ordinamento della Repubblica e non modifica nulla della prima parte fondata sui valori di uguaglianza, di libertà, dei diritti dei lavoratori ecc..Ma incide indirettamente sulla prima parte nel momento in cui modifica in modo preoccupante l’ordinamento democratico fondato sulla centralità del Parlamento e sulla divisione dei poteri. Con questa riforma si entra in un altro ordinamento, fondato sul predominio del primo ministro che non deve piú dividere i propri poteri con i poteri del Presidente della Repubblica, che vengono ridimensionati. Il Presidente non ha più il potere di revocare il Primo ministro, non può nominarne uno nuovo, non può decidere di sciogliere le Camere. Veniamo a un fatto concreto: al momento della crisi del primo governo Berlusconi, nel 1985, Scalfaro potè evitare lo scioglimento delle Camere e diede l’incarico di premier a Dini che ottenne la fiducia grazie una nuova maggioranza. Si evitarono così elezioni anticipate in un momento di instabilità e di incertezza politica che regnava nel paese. Oggi questo non si potrebbe più fare.Tutte quelle funzioni sono attribuite unicamente al Primo Ministro che predomina anche sul Parlamento. Infatti, se il Parlamento fosse riluttante ad accettare la sua volontà lui lo potrebbe sciogliere e convocare nuove elezioni in un momento in cui tutti i poteri sono concentrati nelle sue mani. L’unico modo per evitare le elezioni è che una mozione di sfiducia designi un nuovo Primo Ministro e che questa sia espressa ed approvata dai deputati appartenenti alla maggioranza uscita dalle elezioni, e in numero non inferiore alla maggioranza dei componenti della Camera . Questo è un risultato molto difficile da raggiungere ed è sufficicente che un nucleo di una quarantina di deputati fedeli al premier non voti la sfiducia. Qui i deputati dell’opposizione non possono neppure aggiungersi per determinare una nuova maggioranza e per nominare un nuovo sostituto premier, in modo da evitare le elezioni. Nella quasi totalità dei casi si andrebbe ad elezioni anticipate, a questo punto volute dalla maggioranza che fa capo al Primo Ministro . E voi potete immaginare che i deputati dell’ex maggioranza possano decidere di rischiare di non essere rieletti , dal momento che dovrebbero candidarsi proprio nel partito del Primo Ministro da loro sfiduciato col voto palese (non c’è più voto segreto) ?

Ma per tornare al Primo Ministro, con questa riforma viene a lui assoggettato perfino il governo: la nuova legge modifica alcune parole determinanti contenute nella Costituzione. Dove prima era scritto “Il Presidente del Consiglio dei ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità d’indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l’attivitá dei ministri”, oggi si dice ” Il Primo Ministro determina la politica generale del governo e ne è responsabile. Garantisce l’unitá d’indirizzo politico, dirigendo, promuovendo e coordinando l’attivitá dei ministri”. Determina, garantisce, dirige, basta guardare queste parole per capire che al Primo Ministro si affida un potere enorme, assoluto e incontrollato. In questo modo non avemmo più un vero sistema parlamentare!! Questo non sarebbe neppure un sistema presidenziale democratico come quello americano dove si lasciano saldi i principi della divisione dei poteri. Prendiamo ad esempio il Senato federale: negli Usa, Senato federale e Camera dei Rappresentanti hanno le stesse funzioni rispetto all’approvazione delle leggi . In particolare tutta la politica estera e tutta la ratificazione dei trattati internazionali è di competenza del Senato e con questo gli Stati membri della Federazione hanno peso nella politica estera. Dai noi invece questo Senato federale non avrebbe alcuna voce in capitolo e non l’avrebbe neppure nell’approvazione del bilancio dello Stato (negli Usa invece sí).

Io trovo che questi siano i nodi principali che debbano indurci a votare No a questa riforma.

Il federalismo è in realtà un problema relativo perchè, non si cambia un gran chè da quanto era già stato deciso nella legislatura delle sinistre nel 2001, semmai si peggiora qualcosa. Tuttavia anche qui vanno fatte delle considerazioni: l’attribuzione di competenze esclusive alle Regioni su sanità, istruzione, sicurezza potrà portare a delle sperequazioni territoriali. Intanto nel reperimento delle risorse necessarie al finanziamento delle competenze esclusive; perchè fino ad oggi non è stato attuato (e nella legge di riforma si rinvia ulteriormente) il modello di federalismo fiscale con dei meccanismi di perequazione che sono necessari. Nell’immediato quindi si avrebbe inevitabilmente che solo le Regioni più ricche potrebbero garantire in pieno i servizi ed esercitare le competenze che sono loro affidate. E questo contravverrebbe ai principi di uguaglianza di tutti i cittadini stabiliti nella prima parte della nostra Costituzione. E poi, nel concreto, con il revisionismo che circola sulla storia del fascismo e della resistenza non mi stupirei se in alcune Regioni del Nord gli studenti dovessero essere portati ad apprendere che la Repubblica di Salò fu una gran cosa , visto che i programmi scolastici diventerebbero in parte competenza delle Regioni. Infine, come fa notare la CGIL, sotto il profilo sindacale questa “devolution può compromettere l’unitarietà del contratto nazionale per le categorie dei settori interessati dal trasferimento delle competenze esclusive alle Regioni”.

Altro punto dolente è quello della Corte Costituzionale. Oggi questa è composta per un terzo dalla componente di nomina del Presidente della Repubblica, per un terzo da quella di nomina della magistratura e per un terzo da quella del Parlamento. Nella riforma c’è uno sbilanciamento a favore della parte politica, perchè il Presidente della Repubblica da cinque passa a nominare quattro membri, la magistratura da cinque passa a quattro e si aumentano a sette i membri di nomina politica. È un elemento di estrema gravità che limita l’autonomia dei magistrati chiamati a giudicare la costituzionalità delle proposte di legge e la correttezza dei procedimenti legislativi. E qui sorge un nuovo problema: oggi un un deputato, un senatore o il governo che vogliano presentare un disegno di legge devono solo depositarlo presso gli uffici della Camera o del Senato. La riforma invece vuole che l’ammissibilità del disegno di legge sia fatta da alcuni uffici preposti della Camera o del Senato. A questo punto può accadere per esempio che l’ufficio della Camera dichiari non competente la Camera per quel disegno di legge; questo dovrebbe poi passare ancora atraverso diversi uffici con una procedura molto contorta. Qui potrebbe anche intervenire la Corte Costituzionale con i limiti che ho suindicato e ci si troverebbe di fronte ad una giungla di ricorsi ( secondo il nuovo federalismo non più solo da parte delle Regioni ma ora anche di una miriade di enti locali) che appesantirebbe e rallenterebbe tutto il processo legislativo.

Infine vorrei ribadire che una riforma della Costituzione, così complessiva da modificare tutto l’ordinamento democratico, dovrebbe necessariamente essere condivisa in modo ampio e non a colpi di maggioranza. È vero che qualcosa di simile lo ha fatto anche il centro sinistra nel 2001 con la riforma del titolo V della Costituzione. Ma se loro hanno sbagliato non possiamo accettare che questo grave errore si faccia ancora una volta. Le modifiche andranno elaborate e andranno fatte ma in modo diverso. Intanto faccio un appello: VOTIAMO NO

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Wednesday, June 7, 2006

Dieci ragioni per votare NO

da Donato Russo, presidente dell’ Unione in Danimarca, riceviamo e pubblichiamo

Il primo punto che salta agli occhi, con la riforma della Costituzione voluta dall’ex maggioranza di centrodestra è che viene ridotto il numero dei parlamentari: da 950 a 773. Tale riduzione getta fumo negli occhi dei cittadini ammantandosi con un significativo risparmio per le finanze pubbliche.

In realtà la riduzione del numero dei parlamentari viene rinviata al 2016: nelle speranze degli estensori della riforma ‘era, infatti, la certezza di poter contare su un altro quinquennato in modo da poter favorire i capi e capetti della CdL. Si intravede così la logica di tale mossa: nel lungo periodo c’è tempo anche per ridurre la riduzione; al momento della variazione del numero dei parlamentari c’è stato, quindi, solamente l’effetto di un annuncio demagogico. Una prima ragione per votare NO!

Nelle speranze della CdL dovevano essere i cittadini, e non più i palazzi della politica, a scegliere maggioranza parlamentare, coalizione di governo e primo Ministro: il premierato.

Ma, in realtà, il premierato non consiste nella investitura popolare di una maggioranza parlamentare, di una coalizione di governo e Primo ministro. Ciò avviene già in Inghilterra, in Germania e in Spagna e anche in Italia: è sufficiente perciò una buona legge elettorale. Il premierato della riforma si fonda sulla insostituibilità del Primo ministro durante tutta la legislatura e sui suoi enormi poteri (scioglimento della Camera dei deputati e questione di fiducia che, in caso di rifiuto da parte della stessa Camera, provoca nuove elezioni). Questa è una seconda ragionare per votare NO!

La coalizione di centrodestra non vuole più avere due Camere identiche, l’una doppione dell’altra. Vorrebbe, cioè, il Senato federale con una sua funzione specifica: rappresentare le esigenze delle Regioni. La Camera, secondo la proposta della ex-maggioranza, dovrebbe occuparsi di quelle dello Stato. Nella realtà, ho votato NO perché il Senato federale non risolve il problema del bicameralismo perché non è in grado, per la sua composizione, di rappresentare le esigenze delle Regioni: d’altra parte i veri rappresentanti delle comunità regionali non hanno diritto di voto nelle deliberazioni del Senato. Una terza ragione per votare NO!

Berlusconi e Co. vorrebbero semplificato il procedimento legislativo. Non più lunghi e ripetuti passaggi di testi fra le due Camere, ma ciascuna Camera approverà le leggi nelle materie di propria competenza. Il risultato sarà la riduzione dei tempi e dei costi per le casse pubbliche: questa la loro tesi. In realtà, con la variazione apportata alla Costituzione dalla CdL, il procedimento legislativo diventerebbe straordinariamente complicato perché la prevalenza della Camera o del Senato si fonderebbe sulla competenza a legiferare per singole materie dello Stato e delle Regioni; siccome i confini di tali materie danno luogo a gravi dubbi interpretativi (sui quali dovrebbe intervenire sempre più spesso la Corte Costituzionale) sarebbe ovvia la ricaduta di tali incertezze sulle attribuzioni legislative di ciascuna Camera, specie nelle leggi, come quella finanziaria, di particolare complessità. La cancellazione del rapporto fiduciario tra Senato e governo sarebbe positiva solo se accompagnata da una chiara ripartizione di poteri tra una Camera di rappresentanza nazionale e una Camera veramente rappresentativa degli enti e delle comunità regionali e locali. Una quarta ragione per votare NO!

La attuale opposizione vorrebbe modificare la Costituzione in modo che sia la legge a stabilire limiti al cumulo delle indennità parlamentari con altre entrate. Nei fatti, la previsione di una legge che stabilisca limiti al cumulo delle indennità parlamentari con altre entrate non risolve il problema del conflitto di interessi che dovrebbe essere superato con regole giuste di incompatibilità e ineleggibilità anche in relazione a concessioni o autorizzazioni statali di notevole entità economica. Una quinta ragione per votare NO!

Nella proposta di variazione della Costituzione della CdL, i regolamenti parlamentari dovrebbero tutelare i diritti delle opposizioni: ciò non era previsto nella Costituzione. Ma, secondo me, il problema delle garanzie dell’opposizione non si risolve con un generico rinvio ai regolamenti parlamentari, essendo necessarie puntuali revisioni costituzionali (ad esempio, attribuzione alla Corte costituzionale, in ultima istanza, dell’esame dei ricorsi elettorali per Camera e Senato). Una sesta ragione per votare NO!

La “devolution” voluta dal centrodestra. Secondo la ex-maggioranza, l’ordinamento evolve in senso federale, come sta avvenendo in molti Stati moderni: viene riequilibrato il riparto delle competenze tra Stato e Regioni per garantire migliori servizi ai cittadini, senza compromettere l’unità del Paese. Alle Regioni vengono devolute particolari funzioni in materia di istruzione, sanità e polizia locale. Tutte avranno le stesse opportunità, senza penalizzazioni per alcune aree rispetto ad altre e senza la differenziazione tra le Regioni, prevista dalla riforma del 2001. Si avrà quindi un federalismo equo, solidale ed equilibrato. Secondo me, la devoluzione alle regioni di particolari funzioni in materia di istruzione, sanità e sicurezza è pericolosa anche perché si accompagna ad una competenza esclusiva dello Stato e delle Regioni nelle stesse materie. Tale duplicità è illogica e può arrecare gravi danni all’esercizio (o godimento) di diritti fondamentali (livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali da garantire su tutto il territorio nazionale). Si avrà quindi un federalismo iniquo, conflittuale e squilibrato. Una settima ragione per votare NO!

La proposta, sostenuta dall’arco parlamentare di centrodestra, vuole che tutte le leggi regionali debbano rispettare il criterio dell’interesse nazionale, non più previsto a seguito della riforma del 2001. Ma l’interesse nazionale è ampiamente salvaguardato dal riparto delle competenze tra Stato e regioni e dalla giurisprudenza della Corte costituzionale, che ha interpretato la riforma del Titolo V della Costituzione in senso pienamente rispettoso dell’interesse della Nazione. Una ottava ragione per votare NO!

I cidiellini vorrebbero che sulle modifiche alla Costituzione sia sempre possibile chiamare i cittadini ad esprimersi, mentre ora ciò non avviene se tali modifiche sono state approvate dalle Camere con la maggioranza dei due terzi. In realtà l’abrogazione della norma che collega al raggiungimento dei due terzi in sede parlamentare l’esclusione della richiesta di referendum sui testi di revisione costituzionale (articolo 138 della Costituzione) va giudicata negativamente perché disincentiva quelle larghe intese che a parole tutti auspicano per l’adozione di modifiche alla Costituzione. Una nona ragione per votare NO!

Ed, infine, il centrodestra vorrebbe, negli auspici, aumentare le garanzie per i comuni e le province, gli enti più vicini ai cittadini che, così, potranno ricorrere alla Corte costituzionale in caso di lesione delle proprie competenze. Va’ ricordato, però, che il ricorso diretto alla Corte costituzionale dei Comuni, delle Province e delle Città metropolitane (articolo 46 della Riforma) per sollevare questioni di legittimità costituzionale su leggi o atti aventi forza di legge statali e regionali ritenuti lesivi di competenze costituzionalmente attribuite agli enti locali appare oggi un “puro effetto annuncio” perché la disciplina del ricorso è rinviata ad una legge costituzionale (condizioni, forme e termini di proponibilità della questione) di incerta adozione, nel se e nel quando.

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Monday, June 5, 2006

Costituzione: un SI’ nel merito

di Flavio Serra

Nel metodo avrei apprezzato che al momento di discutere cambiamenti alla costituzione tanto la maggioranza quanto l’opposizione avessero cercato di dialogare, e sono certo che questo avrebbe comportato una discussione basata su argomenti concreti.

Tutto il contrario delle prese di posizione di questi giorni, che seguono le abituali divisioni per schieramenti e parole d´ordine. Sul principio ci sono caduto anch’io, ma adesso, ricevuta a casa la scheda elettorale, ho deciso di documentarmi e leggermi il vecchio ed il nuovo testo.

Infatti ho deciso di dare un voto “di coscienza” e “nel merito” indipendentemente dallo schieramento.

Non credo che il voto sul referendum sia paragonabile ad un bis delle elezioni politiche. Propaganda a parte, il governo Prodi durerà quanto la sua maggioranza parlamentare. Le costituzioni invece sono fatte sui tempi lunghi. Basti pensare che anche se a fine mese vincessero i SI’ il nuovo impianto andrebbe completamente a regime solo nel 2011.

Non credo neppure a coloro (in entrambi i campi) che dicono: “la costituzione va comunque aggiornata, la proposta è migliorabile, i risultati daranno un’ indicazione di tendenza, dopodichè ci metteremo ad un tavolo e finiremo il lavoro”. Ma anche se fosse così, questa è una ragione di più per “votare informati”.

Cliccando qui, trovate affiancati i testi del testo nuovo e attuale. Intanto, attenzione: il testo attuale non è quello che abbiamo studiato a scuola, ma quello già profondamente rivisitato nel 2001 dal centro-sinistra (anche allora a maggioranza semplice). Clicca qui per una comparazione “storica”.

Partiamo proprio da qui: dal federalismo. Le attuali proposte sono federaliste di nome, mentre finora si parlava di “autonomia”, ma nel merito lo stato centrale si riprende una serie di prerogative che il centro-sinistra aveva affidato esclusivamente alle regioni (art.117).

Già oggi sono le regioni a decidere che tipo di assistenza prestare, ed a “discutere” con lo stato il proprio fabbisogno finanziario. Ed in caso di “sforamento” vengono richiamate all´ordine (come è giusto che sia). Proprio come ha fatto Padoa Schioppa, ministro di Prodi, dando a sei regioni l´alternativa secca tra taglio della spesa ed aumento di imposte. Il “federalismo fiscale” esiste già di fatto, e la questione si riduce a mera propaganda e parole d’ordine (“autonomia” è una parola “politically correct”, mentre “federalismo” e “devolution” fanno parte del lessico leghista).

La nuova proposta di costituzione non c´entra nulla e non cambia nulla. Anche dove si fa riferimento ad una futura “autonomia impositiva” lo si fa fissando dei paletti, e rinviandone l’attuazione ad una legge ordinaria che (come sostiene la stessa Lega Nord) contemplerà anche il trasferimento di fondi dalle regioni “ricche” a quelle “povere” (un po´ come accade qui in Danimarca con i comuni).

Quello che il nuovo testo fà, a mio modo di vedere in maniera tutto sommato piuttosto efficace, è di separare le competenze di Governo e Regioni (con il Presidente della Repubblica a fare da garante: il Primo Ministro non può imporre le sue proposte al Senato federale senza l’ approvazione del Presidente).

Corretta anche la separazione di ruoli tra le due camere. Ognuna a lavorare sulle materie di propria competenza.Ed il Governo responsabile solo alla Camera dei Deputati, mentre il Senato ha come proprio riferimento le Regioni (giustissima in questa ottica l´elezione dei Senatori assieme ai Consigli regionali). In questo senso il fatto che si creino maggioranze diverse alla Camera ed al Senato non comporta problemi per l´azione del Governo.

Anche il rafforzamento del Primo Ministro è utile, e ci libera anche da ipocrisie. E´ giusto che il Primo Ministro sia designato dagli elettori, ed è giusto che sia lui a decidere i ministri da nominare o dimettere. In realtà è così già ora, e le consultazioni del Presidente sono ormai una semplice formalità anche un po´ ridicola (non a caso Napolitano ha sbrigato la pratica in una giornata).

Il potere di sciogliere le camere? Va al Primo Ministro, ma (leggiamo l´art. 88) se la sua maggioranza di riferimento non è d’ accordo, ed ha un candidato alternativo, lo scioglimento è annullato. Anzi, la maggioranza può anche sfiduciare il primo ministro e sostituirlo (art.94). Però niente voti segreti, e niente cambiamenti di casacca. I deputati eletti sostenendo una coalizione possono, se vogliono, cambiare coalizione, ma non possono diventare determinanti per fare cadere o sostenere un governo.

Il Consiglio Superiore della Magistratura? Dato che il presidente (già oggi) è il Presidente della Repubblica, mi sembra pienamente accettabile che sia lui stesso a scegliere il proprio Vice, che ne farà le funzioni.

La Corte Costituzionale? I membri restano quindici. Ora cinque sono eletti dalle camere riunite, cinque dai giudici e cinque nominati dal Presidente della Repubblica. Con il nuovo ordinamento, Camera e Senato votano separatamente. Quindi, 4 membri scelti da giudici, Presidente, e Senato. 3 membri scelti dalla Camera.

Anche questo mi sembra giusto. Perchè Camera e Senato sono elette con criteri diversi ed in tempi diversi (quindi non è detto che abbiano la stessa maggioranza), ma soprattutto perchè rappresentano interessi diversi e potenzialmente in conflitto tra di loro. Uno dei compiti principali dell´Alta Corte è appunto quello di “arbitrare” tra i diversi poteri.

Riforma perfetta? Certamente ciascuno può trovarvi punti di discussione. A me per esempio risulta del tutto insensato il richiamo ad una eventuale “polizia regionale”. Ma soppesando i punti a favore (secondo me sono tanti) ho deciso di esprimermi convintamente per il SI’.

SI´ ad un´ordinamento costituzionale più moderno, più efficiente. SI´ ad un governo più stabile e meno ricattabile. SI´ alla coerenza nella gestione delle autonomie regionali, completando così le riforme iniziate negli anni ´70 dalla sinistra.

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