Thursday, April 13, 2006

Il golpista

di Flavio Serra

E così, i temuti colpi di coda di Berlusconi si rivelano realtà (d’altra parte è proprio con la coda che colpiscono i caimani). Con un sorriso inquietante dichiara che “non ci libereremo facilmente di lui” e mette in discussione la legittimità del voto.

Il giorno dopo il voto aveva alternato minaccie ed avances. L’idea di grande coalizione era risultata subito assurda: proposta con un tono arrogante, da chi negli ultimi 5 anni si era ben guardato dal coinvolgere l’ altra metà del paese. Restano le minacce.

Basate sul nulla. Dal sito del Ministero dell’ Interno si evince che del milione di voti “rubati” alla camera (1′102′188 per l’esattezza), 448′000 sono schede bianche. 611′000 sono schede nulle, considerate tali all’unanimità dagli scrutatori e rappresentanti di lista (tipicamente sono schede che contengono messaggi vari, insulti, poesie, oppure croci messe su più simboli, o fuori dagli spazi, ecc ecc). Sono 43′000 le schede davvero contestate, cioè voti attribuiti all’ uno od all’ altro schieramento dalla maggioranza degli scrutatori, con decisione impugnata da una minoranza. Difficile pensare che siano davvero “unidirezionali”.

Il quotidiano La Repubblica ha fatto una verifica, e sulle sezioni verificate, risultava anche che l’Unione aveva perso più voti della CDL. In ogni caso la cassazione ha già preso a ricontrollare tutti questi voti a tappeto, e dalle prime verifiche sembra assai probabile che le schede riassegnate saranno dell’ ordine delle poche centinaia, se non delle decine!

Ma Berlusconi, addirittura contro - si dice - il proprio Ministro dell’ Interno (persona perbene), vorrebbe un decreto legge per ricontare tutto, ed allungare ancora i tempi. Se potesse, farebbe un decreto anche per assegnare alla CDL le schede bianche (con giustificazioni del tipo: “chi tace acconsente, quindi approva il governo uscente”). Le regole, per Berlusconi, valgono solo nella misura in cui servono ai propri interessi. Se non servono si cambiano (in Parlamento). E se non si possono cambiare, allora si pensa a qualcos’ altro (non dimentichiamoci che Previti è stato condannato per aver corrotto magistrati nell’ interesse di Berlusconi).

Fortunatamente l’Italia del 2006 non è il paese delle banane che Berlusconi sogna, fortunatamente al Quirinale c’ è Ciampi.

Ma il danno è grave. Non tanto per l’ immagine dell’ Italia all’ estero, fortunatamente qui ormai Berlusconi lo si vede come un “ex” che parla per sè e non più a nome del Paese (la stampa inglese titolava su Berlusconi “clown” e “padrino”). Il danno è per le istituzioni italiane. Un “apres moi le diluge” in versione nichilista che amplierà il solco tra gli italiani, che punta a delegittimare il governo, che ci fa prefigurare di quale livello sarà l’ opposizione nei prossimi anni.

Un golpismo bianco a cui dobbiamo prepararci.

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Tuesday, April 11, 2006

Gli eletti dell’Unione in Europa

Berlusconi denuncia ombre da chiarire sul voto estero. Ma intanto sul sito del Ministero degli Interni sono stati pubblicati anche i nomi degli eletti. Per l´Unione in Europa, al Senato Claudio Micheloni. Alla camera Franco Narducci, Arnold Cassola, Gianni Farina, oltre a Antonio Razzi della lista Di Pietro - Italia dei Valori. I parlamentari in grassetto sono quelli che avevano sottoscritto il documento del gruppo dell’Unione in Danimarca. Buon lavoro!
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AAA Opposizione Costruttiva Cercasi

di Michela Dell’Anno 

Cercasi opposizione piena di buone intenzioni per futura possibile collaborazione allo scopo di migliorare le sorti di un paese maltrattato, con brutte esperienze alle spalle ed una cronica mancanza di fiducia nella classe politica. L’opposizione ideale dovrebbe porsi, preferibilmente da subito, in maniera positiva e propositiva, parlare meno di riconteggi delle schede nulle e più di sostegno nella creazione di un governo stabile.

Altre caratteristiche che ricerchiamo sono la serietà, la disponibilità a scontrarsi su fatti e principi e ad evitare invece attacchi personali e l’uso della parola “comunista” come epiteto generalizzato quando si sono esuriti gli argomenti. Fondamentale la capacità di usare un linguaggio comprensibile sì, ma anche curato, rispettoso, che non scada nell’insulto e non getti nel panico i traduttori dei giornali esteri.

Non verranno prese in considerazione risposte a questo annuncio da parte di cosiddetti uomini forti, da chi detiene più di una rete televisiva, da chi ha pendenze con la giustizia, da chi delegittima il potere giudiziario, da chi vuole snaturare la Costituzione, da chi invia truppe in altri paesi contro il volere degli italiani e dell’ONU, da chi… (continuate voi).

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L’Italia che vorrei

di Livia Petersen

L’Italia che vorrei? L’Italia che vorrei è quella che hanno auspicato i tanti italiani che hanno votato all’estero da paesi civili e democratici, dove i cittadini sono abituati al rispetto delle regole e al dialogo. È quella che desidera una piccola maggioranza di italiani che è riuscita faticosamente a strappare la vittoria. Un’Italia legalitaria, solidale, guardata con rispetto nel mondo. Si riuscirà a crearla?

Ci vorrà un lavoro lungo, faticoso, pieno di rischi. Perchè una parte troppo consistente degli italiani ha voluto esprimere il proprio sostegno ad un’ideologia che ne é l’opposto e che si incarna pienamente nella figura di Berlusconi.

Il prossimo governo di centro sinistra avrà un compito arduo da realizzare. Come ha voluto sottolienare Prodi dovrà essere “un governo per tutti gli italiani, anche quelli che non hanno votato per noi, con un programma non aggresivo, volto alla pace, all’unità, alla ripresa economica e all’armonia…. Un governo forte politicamente e tecnicamente”. Un governo dunque che si avvarrà, con ogni probabilità, anche di tecnici con una qualche neutralità politica, necessari comunque in un paese tanto diviso a garantire una possibilità di ripresa dalla stagnazione economica che pesa come un macigno sull’Italia. Prodi si proprone di lavorare insieme all’opposizione sulle riforme e sui grandi temi che dovrà affrontare il paese, ma dal dire al fare potrebbe passarci in mezzo il mare.

Perchè è vero che Berlusconi è stato sconfitto, ma il berlusconismo purtroppo è risultato forte. Il popolo lo ha seguito nonostante il declino del paese, nonostante le promesse tradite, nostante la sua campagna elettorale aggressiva e irrispettosa delle regole. Occorrerá fare i conti con questo dato antotropologico-culturale di una larga fetta di popolo che subisce il fascino dell’uomo forte, che si é fatto da sè, che aggira le regole e modifica a proprio comodo le leggi imposte dallo stato. Uno Stato considerato ancora nemico, di cui storicamente non ci si fida. Il nostro compito sarà arduo proprio perchè si tratterà innanzi tutto di saper costruire questa fiducia nelle istituzioni che è troppo poco diffusa.

Sul piano politico invece è possibile che il tramonto di Berlusconi porti a degli sconvolgimenti all’interno del suo schieramento, con un bisogno di differenziarsi da parte degli altri partiti e con la possibilità di creare delle alleanze temporanee per la soluzione di alcune questioni importanti a far fare all’Italia dei passi in avanti. Il presupposto di tutto è naturalmente che la coalizione di centro sinistra riesca a mantenersi unita nonostante le profonde diversità che la attraversano. Si dovrà cercare sempre il consenso, accettando i compromessi, cercando le soluzioni possibili, mettendo da parte il tornaconto immediato agli interessi di ogni partito. Saremo in grado di farlo? Speriamo davvero di sì perchè ci pesano troppo gli errori fatti in passato.

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Le sfide di Prodi

Quali saranno le sfide più importanti per l´azione di governo? Alla domanda puoi rispondere tu, cliccando qui.
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L’Unione che vorrei

di Flavio Serra

Abbiamo vinto. Ma è solo un passo. Ricordate lo slogan dell´Unione? Io partecipo. Io scelgo. Io governo. L´obiettivo non era “vincere le elezioni” ma “vincere le elezioni per governare”. Saremo in grado di governare? Dopo 5 anni al governo, Berlusconi continuava a dare alla sinistra la colpa del proprio fallimento. Io credo invece che chi vince le elezioni non abbia scuse. Il successo o il fallimento dell’ Unione al governo dipenderà solo dal successo o dal fallimento dell´Unione come movimento politico. E cioè…

A mio parere il successo dipenderà da:

* la sopravvivenza della “formula”. L´Unione deve essere non solo alleanza elettorale, ma a livello di vertice va intesa vera “cabina di regia”, ed a livello di base come luogo di incontro di persone, interessate ed attive, oltre le “etichette” di partito. Il partito “democratico” se nascerà non è alternativo all´Unione, nè deve coltivare sogni di egemonia.
* la capacità di unire il paese con i risultati, non con le alchimie politiche. I pochi seggi di scarto al senato non inducano a “campagne acquisti”, nè a strizzare l´occhiolino all´opposizione o ad una parte di essa. L ‘Unione sia sè stessa, governi, produca, dimostri.
* il rispetto del programma: il programma è dettagliato, condiviso. Va attuato tutto e subito, senza ripensamenti, almeno per la parte che non è sotto la tagliola dei disastrati conti pubblici. Penso alle coppie di fatto, al conflitto di interessi.
* i dissensi vengano gestiti faccia a faccia, non sulle pagine dei giornali. Ci sono più cose che ci uniscano di quante ci possano dividere. E si stimoli la crescita dell´Unione anche a livello di base, senza coltivare le proprie piccole parrocchie.

Non penso sia chiedere troppo. In questo senso, il risultato così stretto ha forse un risvolto positivo, quello di aiutarci a capire che siamo tutti utili ed indispensabili, da Mastella a Caruso. Molto dipenderà anche da noi, che in queste elezioni ci siamo mobilitati. Dobbiamo restare attivi e continuare a partecipare, a scegliere, a governare, assieme ai rappresentanti che abbiamo eletto.

Un piccolo inciso: se Forza Italia, AN, UDC e Lega si fossero presentate unite, avrebbero forse strappato all´Unione un seggio in Sud America ed uno in Nord America. Oggi la CDL avrebbe la maggioranza al Senato. Dissensi e lacerazioni non pagano. Ricordiamocelo negli anni a venire!

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Non è tempo di dolce vita

di Giovanna Iacobucci

Stanca, dopo una nottata passata ad aspettare i risultati di una campagna elettorale più dura, aspra e volgare che mai nella storia italiana, sono qui seduta adesso davanti al computer cercando di capire quello che sia successo e di fare un pò di ordine tra pensieri, emozioni e commenti di amici, parenti e colleghi italiani e svedesi.

Perchè sì, queste elezioni hanno veramente coinvolto e interessato non solo gli italiani in Patria che hanno votato con la percentuale altissima dell’84%, e per la prima volta, noi italiani nel mondo con una percentuale di votanti del 40%, ma anche le nazioni che costituiscono la nostra ”seconda patria” all’estero.

La stampa estera tutta ha, di fatto, commentato ampiamente la compagna elettorale italiana e seguito attenta e, spesso, sconvolta, la corsa all’ultimo voto tra nuove scioccanti promesse e improvvise smentite, tra insulti violenti e volgari e vere e proprie aggressioni fisiche.

Qui in Svezia poi, l’interesse per le sorti del nostro paese è stato enorme e, in qualche modo, si dava per scontata la vittoria della coalizione di centro-sinistra. Ieri una giornalista della televisione svedese intervistandomi sulle elzioni ha impostato gran parte delle sue domande sul futuro governo Prodi e sulle possibilità che il nuovo governo abbia di poter risollevare le sorti di una nazione profondamente in crisi. Tutti gli svedesi con i quali ho parlato oggi sono completamente scioccati dal fatto che praticamente la metà degli italiani abbia potuto riconfermare la propria fiducia ad un capo del governo che non solo, come dicono i media svedesi sia di destra che di sinistra, ha ridotto l’Italia ad essere un paese con un’economia al di sotto dei livelli europei, ma che si è comportato in un modo che sarebbe completamente inaccettabile per qualsiasi politico moderno e democratico.

Una mia amica stamattina con voce incredula m’ha detto: ”Ed io che pensavo che voi italiani aveste aspettato per cinque anni questo momento per finalmente poter riparare ad un errore commesso di cui avete ben pagato le conseguenze!”.

Ma oggi qui in Svezia non si parla solo del fatto che la coalizione di centro-sinistra abbia ottenuto alla Camera, stando ai dati attuali, solo 25.000 voti in più su circa 38 milioni totali rendendo la governabilità del paese praticamente impossibile, si parla anche della nuova legge elettorale voluta dal centro-destra che ha portato a dei risultati confusi e incredibilmente paritari. L’attesa di un pomeriggio ed una notte di un risultato definitivo che ancora, mentre scrivo, non c’è, l’hanno chiamata su tutti i media svedesi ”il giallo elettorale”.

Sarà proprio il voto degli italiani all’estero, nelle prossime ore, ad essere decisivo per il risultato finale. Una cosa è certa, come vada vada l’immagine che è uscita fuori da queste elezioni è l’immagine di un’Italia divisa, difficile da governare e con una situazione di crisi difficile da cambiare.

Come titolava uno degli articoli su un giornale svedese stamattina a proposito delle elezioni italiane, non è davvero tempo per ”la dolce vita”!

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Dall´Italia

di Angelamaria Fiori 

Prima inquietudine, poi ansia, da un certo punto in poi proprio panico. Non è per questo che avevo deciso di fare la rappresentante di lista, mi dico dopo la prima mezz’ora di spoglio delle schede.

Mezz’ora in cui il mucchio di lenzuolini gialli per il centro-destra era già cresciuto, interrotto solo di tanto in tanto dai voti per l’Unione. Sgrano gli occhi sperando che non siano voti veri –voti, invece, veri e validi-. Intensifico, se possibile, lo sguardo su quelle schede quasi a voler penetrare, attraverso quelle croci, la loro ragione d’essere. Perché? Non era previsto! Io volevo assistere allo scrutinio per sentirmi gonfiare dentro la soddisfazione, la pienezza della vittoria, e sono invece costretta a fare buon viso a cattivo gioco nascondendomi dietro la stessa impassibilità degli altri (tra cui una confusa rappresentante di Forza Italia e un disinteressato rappresentante dell’UDC).

Era tutta un’altra cosa in questa sezione, mi dice il rappresentante della Margherita, come può essere? Non rispondo. Torno col pensiero alla domenica assolata di ieri, al viavai di gente sorridente che, davanti al seggio, s’intrattiene con conoscenti quasi ormai persi di vista, alle vecchiette con l’ulivo in mano che si fermano sotto i poster con le liste scrutando i simboli, ai bambini incuriositi dall’oscuro rito delle votazioni, agli scrutatori che si guardano perplessi quando qualcuno tarda ad uscire dalla cabina, alla collega che mi lancia occhiate speranzose. Le rispondo con un sorriso raggiante. Neanche lontanamente immaginavo l’ansia con cui mi sarei sforzata, durante lo scrutinio, di anticipare con lo sguardo lo scrutatore lungo le due file di simboli. E’ un lunedì uggioso, questo. Nella mia sezione l’Unione è alla fine vinta per mezzo punto percentuale sia alla Camera che al Senato. Male anche le altre sezioni nella scuola, tranne una. In un luogo dove si è sempre, storicamente votato in tutt’altro modo. Brutta storia.

In sezione, finalmente davanti alla televisione, vengo a sapere del risibile vantaggio conquistato al Senato. Scoramento, rabbia, ma su tutto vince l’incredulità che fa consumare a ciascuno le proprie pene da soli, in silenzio. Occhi sgranati davanti alla TV, pagine di televideo, telefonate e sms di persone lontane che vogliono solo solo sapere se è vero, se anche qui sta accadendo quello che sentono dire lì. L’iniziale vantaggio eroso a poco a poco dalla Casa delle Libertà e trasformato in svantaggio. Moltissimi fanno le ore piccole mentre io mi chiedo nel dormiveglia: come sarà domattina il mondo, dopo l’incredibile vittoria del centro destra? Un peso, allora, mi opprime: la speranza è in agonia. I TG della mattina, quello 0,1% alla Camera cui aggrapparsi come una corda troppo corta o troppo sottile. Inferiorità numerica al Senato. Scenari apocalittici evocati dai giornalisti (“Governo Scalfaro-Cossiga”). Volti tesi a lutto. Al lavoro, estenuanti discussioni sul perché e sul per come, pacche sulle spalle. Dio, come unisce soffrire insieme! Ognuno, consultati i siti, comunica le notizie dell’ultimo minuto agli altri.

I numeri si rincorrono ora sul voto degli italiani all’estero. Ricominciamo a trepidare. E’ all’idea, finora a tutti lontana, degli italiani all’estero che ora ci si aggrappa. Chiediamo loro la ragionevolezza che metà italiani in Italia non sembrano aver avuto. Succede l’impensato. Come se qualcuno, a tua insaputa, facesse il tuo lavoro al tuo posto. Gli italiani all’estero ribaltano il risultato del Senato e l’Unione primeggia in entrambe le camere. Solo questo: gli italiani all’estero ribaltano il risultato del Senato.

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La Scandinavia è rossa, l´Italia lo sarà!

Per i più giovani, il titolo è ripreso da uno slogan degli anni ´70, quando la sinistra mano a mano vinceva le elezioni nelle più importanti città e regioni. Non ci sbilanciamo sul colore dell´Unione, ma sui risultati sì. Quelli della Scandinavia sono definitivi e l´Unione ha sfondato.

* Danimarca: Unione 61,45% (più Di Pietro 5,98% e Udeur 0,37%)
* Norvegia:Unione 47,54% (più Di Pietro 3,86% e Udeur 0,23%)
* Svezia: Unione 66,00% (più Di Pietro 3,71% e Udeur 0,17%)

Grazie anche al nostro contributo, 4 dei 6 seggi senatoriali in palio all´estero vanno all’ Unione, solo 1 alla Casa delle Libertà, ed 1 ad una lista civica di italiani residenti in Sud America. L’ Unione ha i numeri per fare il governo.

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Saturday, April 8, 2006

Il risultato del voto in Scandinavia

Purtroppo per conoscere la coalizione vincente dovremo attendere ancora qualche giorno. Abbiamo però i risultati sull´affluenza alle urne, che mostrano un significativo balzo in avanti rispetto alle precedenti esperienze:
* Danimarca: 45,55% (21,1% referendum 2005, 24,7% comites 2004)
* Norvegia: 52,79% (25,7% referendum 2005)
* Svezia: 40,05% (20,0% referendum 2005, 23,4% comites 2004)

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