Wednesday, February 22, 2006

Il contratto é scaduto

di Michela Dell’Anno

Diciamolo pure, l’idea del contratto con gli italiani non era poi del tutto malvagia. In ogni caso in perfetta sintonia con il personaggio: il Cavaliere d’Industria, la fabbrichètta Italia, il popolo di dipendenti a cui promettere la carota nascondendo abilmente il bastone e un po’ di sano populismo mascherato da altisonanti espressioni giuridiche del tenore di “si conviene e si stipula” e “si impegna formalmente”.

Cinque punti contrattuali da mettere in atto, con la promessa di non ricandidarsi se non se ne fossero rispettati almeno quattro alla scadenza del mandato. Che possiamo pretendere di più da chi ci chiede di concedergli la fiducia di governare per cinque anni? Patti chiari, obiettivi reali e comprensibili, un po’ di protagonismo che nel Belpaese di solito incontra successo.

Ah già, la pretesa minima è che il contratto venga rispettato o che, in caso contrario, il firmatario si ritiri in buon ordine, possibilmente dando qualche delucidazione sul perché e percome del fallimento.

Ma tanta linearità e coerenza non sembrano essere familiari al Presidente del Consiglio che di recente, piuttosto che confrontarsi con la realtà, preferisce dedicarsi alle agiografie faidate, paragonandosi ora al Cristo, ora a Churchill, altre volta semplicemente affermando che il suo è il migliore dei governi possibili.

Al Sole24ore, però, non si lasciano impressionare da tanta magniloquenza: com’è noto a loro interessano più le aride cifre delle parole senza fondamento, ed i numeri del governo Berlusconi raccontano un’altra verità.

A meno che anche il quotidiano italiano non sia stato infiltrato dai famosi comunisti dell’Economist, pronti a tutto pur di gettare nel fango il povero premier, la tabella pubblicata il 16 gennaio sembra chiara ed affidabile.

In breve, nessuno dei cinque obiettivi contrattuali è stato raggiunto in pieno:

  1. Aliquote fiscali: a parte l’abolizione della tassa su successioni e donazioni, le altre riduzioni non sono avvenute come promesso nel contratto.
  2. Pare che i 3.701 “poliziotti di quartiere”, messi a sorvegliare chi una paninoteca malfamata, chi un giornalaio che esponeva sempre Il Manifesto e l’Unità, non ce l’abbiano fatta a ridurre il numero dei reati, anzi. Nel 2004 se ne sono registrati più che nel 2001.
  3. Le famose pensioni minime da un milione di lire erano un grosso cavallo di battaglia, date le vergognose condizioni in cui versavano tanti anziani italiani. Un buon inizio (anche se 516 euro al mese lasciano ancora nell’indigenza più nera), ma come mai secondo la tabellina più di 5 milioni di pensionati restano sotto questa ambita cifra?
  4. Altro punto scottante: dimezzamento del tasso di disoccupazione. Il Sole24ore calcola che si sia ridotto solo del 2,1%. Anche in questo caso non vogliamo certo criticare un risultato positivo, ma un contratto – ahimè – è un contratto, e le regole non si cambiano durante il gioco.
  5. Le grandi Opere. I cantieri aperti non coprono, come promesso, il 40% degli investimenti previsti dal “Piano decennale per le grandi Opere”, ma al massimo il 25,4%. Crudele matematica che non lascia spazio ai “se” e ai “ma”.

Sembra che il guru americano della comunicazione che ha venduto a Berlusconi l’idea del contratto sia molto deluso dalle bugie a cui ricorre il suo cliente per giustificare la sua ennesima candidatura e le magagne del suo governo (leggi qui). Nella puritana America la menzogna è ancora peccaminosa; speriamo che nell’Italia del ventunesimo secolo il lassismo morale di stampo gesuitico stia perdendo terreno.

Posted by webmaster in 10:01:11
Comments

One Response

  1. Umberto Elia says:

    Date un’ occhiata a qs. link.
    http://www.listaconsumatori.it/documenti/SEVERINI_citaz_pensionesociale.rtf
    Una pensionata ha deciso di citare Berlusconi in giudizio per inadempienza contrattuale (non è uno scherzo).

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