Wednesday, February 22, 2006

Il contratto é scaduto

di Michela Dell’Anno

Diciamolo pure, l’idea del contratto con gli italiani non era poi del tutto malvagia. In ogni caso in perfetta sintonia con il personaggio: il Cavaliere d’Industria, la fabbrichètta Italia, il popolo di dipendenti a cui promettere la carota nascondendo abilmente il bastone e un po’ di sano populismo mascherato da altisonanti espressioni giuridiche del tenore di “si conviene e si stipula” e “si impegna formalmente”.

Cinque punti contrattuali da mettere in atto, con la promessa di non ricandidarsi se non se ne fossero rispettati almeno quattro alla scadenza del mandato. Che possiamo pretendere di più da chi ci chiede di concedergli la fiducia di governare per cinque anni? Patti chiari, obiettivi reali e comprensibili, un po’ di protagonismo che nel Belpaese di solito incontra successo.

Ah già, la pretesa minima è che il contratto venga rispettato o che, in caso contrario, il firmatario si ritiri in buon ordine, possibilmente dando qualche delucidazione sul perché e percome del fallimento.

Ma tanta linearità e coerenza non sembrano essere familiari al Presidente del Consiglio che di recente, piuttosto che confrontarsi con la realtà, preferisce dedicarsi alle agiografie faidate, paragonandosi ora al Cristo, ora a Churchill, altre volta semplicemente affermando che il suo è il migliore dei governi possibili.

Al Sole24ore, però, non si lasciano impressionare da tanta magniloquenza: com’è noto a loro interessano più le aride cifre delle parole senza fondamento, ed i numeri del governo Berlusconi raccontano un’altra verità.

A meno che anche il quotidiano italiano non sia stato infiltrato dai famosi comunisti dell’Economist, pronti a tutto pur di gettare nel fango il povero premier, la tabella pubblicata il 16 gennaio sembra chiara ed affidabile.

In breve, nessuno dei cinque obiettivi contrattuali è stato raggiunto in pieno:

  1. Aliquote fiscali: a parte l’abolizione della tassa su successioni e donazioni, le altre riduzioni non sono avvenute come promesso nel contratto.
  2. Pare che i 3.701 “poliziotti di quartiere”, messi a sorvegliare chi una paninoteca malfamata, chi un giornalaio che esponeva sempre Il Manifesto e l’Unità, non ce l’abbiano fatta a ridurre il numero dei reati, anzi. Nel 2004 se ne sono registrati più che nel 2001.
  3. Le famose pensioni minime da un milione di lire erano un grosso cavallo di battaglia, date le vergognose condizioni in cui versavano tanti anziani italiani. Un buon inizio (anche se 516 euro al mese lasciano ancora nell’indigenza più nera), ma come mai secondo la tabellina più di 5 milioni di pensionati restano sotto questa ambita cifra?
  4. Altro punto scottante: dimezzamento del tasso di disoccupazione. Il Sole24ore calcola che si sia ridotto solo del 2,1%. Anche in questo caso non vogliamo certo criticare un risultato positivo, ma un contratto – ahimè – è un contratto, e le regole non si cambiano durante il gioco.
  5. Le grandi Opere. I cantieri aperti non coprono, come promesso, il 40% degli investimenti previsti dal “Piano decennale per le grandi Opere”, ma al massimo il 25,4%. Crudele matematica che non lascia spazio ai “se” e ai “ma”.

Sembra che il guru americano della comunicazione che ha venduto a Berlusconi l’idea del contratto sia molto deluso dalle bugie a cui ricorre il suo cliente per giustificare la sua ennesima candidatura e le magagne del suo governo (leggi qui). Nella puritana America la menzogna è ancora peccaminosa; speriamo che nell’Italia del ventunesimo secolo il lassismo morale di stampo gesuitico stia perdendo terreno.

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Monday, February 20, 2006

Nel nome del padre

di Giovanna Iacobucci

Povera patria! Ricordate la canzone di Franco Battiato? Quella che ripeteva il disperato ritornello “non cambierà non cambierà…” aprendo poi una luce di speranza a metà del testo con un improvviso “no, cambierà, forse cambierà” e concludeva infine con uno speranzoso “sì che cambierà, vedrai che cambierà!”?. Ecco, questa nella classifica delle canzoni che rimbombano puntualmente nella mia mente nei momenti di silenzio e che canticchio tra me e me andando al lavoro la mattina è in questo periodo definitivamente al primo posto.

Povera patria penso quando ascolto le diverse volgari affermazioni di stampo prettamente e spudoratamente maschilista

del nostro capo del governo o quando ascolto le dichiarazioni iper-conservatrici e di stampo medievale del capo della Chiesa. Povera patria, dove politica e religione sono ancora così unite e dove lo Stato laico cerca di difendersi con i pugni e coi denti ma poi alla fine non ce la fa e anni e secoli di potere ecclesiastico e di influenza sulle menti della gente hanno sempre la meglio nella lotta per il progresso. Progresso, stare al passo con gli altri paesi europei, creare leggi contro la discriminazione, lavorare per la parità tra i sessi…sì che cambierà, vedrai che cambierà, ma per il momento come siamo indietro e come è lento il processo di cambiamento. 

È di questi giorni la notizia che la Corte costituzionale italiana ha respinto la richiesta di una coppia di scegliere il cognome materno da dare al proprio figlio. Quando qui in Svezia mi capita di raccontare che in Italia si acquista automaticamente alla nascita il cognome del padre e che non sia possibile scegliere per i genitori stessi o per il/la bambino/a una volta adulto/a il cognome della madre, tutti mi guardano increduli e mi chiedono “ma perchè?”. La risposta che io uso dare è più o meno quella che la Corte costituzionale stessa ha usato nel sollevare il caso e auspicare un cambiamento nell’attuale sistema di attribuzione del cognome: “è retaggio di una concezione patriarcale della famiglia” e di una “tramontata podestà maritale non più coerente con i principi dell’ordinamento e con il valore costituzionale dell’uguaglianza tra uomo e donna”.

Nonostante questa ammissione di incongruenza i giudici non hanno potuto accettare la richiesta della coppia perchè costretti a seguire le regole. Gli stessi giudici però hanno auspicato la necessità di una riforma citando anche tre disegni di legge che sono stati presentati durante quest’ultima legislatura e che non sono mai, guarda bene, stati approvati. L’attuale legislazione in materia di attribuzione del cognome va di fatto contro, come fa notare la Consulta, diverse convenzioni internazionali (ratificate dall’Italia) e raccomandazioni del Consiglio d’Europa mirate ad eliminare la discriminazione nei confronti della donna nel matrimonio e in famiglia, anche per quanto riguarda la scelta e l’attribuzione del cognome dei figli. I tre disegni di legge mai approvati offrivano soluzioni come la possibilità di dare ai figli il cognome di entrambi i genitori o quella di scegliere, di comune accordo, quello paterno o quello materno. Proposte queste tutt’altro che rivoluzionarie se si pensa, per esempio, alla legislazione svedese in proposito. In queste proposte è ancora la famiglia nel senso più classico e tradizionale del termine ad essere presa in considerazione, in un periodo in cui tanto si parla di unioni di fatto e di PACS in Italia, delle proposte di cambiamento come queste sembrano già sorpassate ancor prima di essere state approvate. D’altronde basterebbe seguire il principio costituzionale (art. 3 della Costituzione) per cui tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali a dare una bella spinta al lentissimo, quanto inevitabile, processo di cambiamento verso una società moderna e civile.

Io, da parte mia, temo che continuerò a canticchiare il motivo di Battiato tra me e me perchè la strada da fare è ancora tanta e “la primavera intanto tarda ad arrivare”.

 

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Sunday, February 19, 2006

Fuori uno!

Spararle grosse non sempre paga. Dopo che le sue esibizioni xenofobe hanno provocato 11 morti in Libia (o forse per i timori di boicottaggi economici?), Calderoli viene costretto a lasciare il governo con qualche settimana di anticipo.  A nulla è valsa la sua popolarità presso i lettori di Scandinaria (ricordiamo che Calderoli aveva stravinto il sondaggio su “chi è il più becero?”), e quindi all´ex-ministro resta qualche amarezza: Caldaroli non è per nulla pentito, anzi! Non sarà che, se rivincesse la Casa delle Libertà, rischiamo di ritrovarcelo al governo?

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L´Unione in Festa

da Davide Peddis, coordinamento dell’Unione in Danimarca, riceviamo e pubblichiamo il resoconto della prima Festa dell´Unione.

Il 5 febbraio 2006 si è svolta la prima manifestazione pubblica del coordinamento de L’Unione in Danimarca. In una tranquilla domenica del gelido inverno danese, il gruppo ha organizzato un pomeriggio all’insegna della politica, di ottimo cibo italiano e di bellissime esibizioni musicali.

La parte politica della manifestazione si è articolata in alcuni interventi di membri dello stesso Coordinamento, coadiuvati dal contributo di ospiti come Arnold Cassola, segretario federale europeo dei verdi e candidato per l’Unione nella circoscrizione Estero-Europa, Anne-Sofie Allarp e Poul Breyen, entrambi quadri del partito socialdemocratico danese. Due elementi hanno caratterizzato fortemente la natura politica dell’evento. Da una parte, la presenza di un candidato al parlamento italiano nella circoscrizione Estero-Europa ha aperto di fatto la campagna elettorale che vedrà per la prima volta la partecipazione attiva degli italiani residenti fuori dai confini nazionali. Dall’altra, lo spazio dato a esponenti politici danesi, mette chiaramente in luce la volontà del Coordinamento di cominciare a tessere quei rapporti politici indispensabili all’inserimento dell’Unione nello scenario politico locale.

Michela Dell’Anno (Coordinamento dell’Unione - Scania) ha aperto la manifestazione con un discorso di benvenuto dai forti richiami a problemi politici contingenti, legati principalmente alla assoluta necessità di liberare l’Italia da un governo totalmente inadeguato alla difficile situazione del paese. Significativa é stata la scelta di far aprire la manifestazione ad una donna, sia in relazione al grande contributo di contenuti che le donne stanno dando in questa fase all’interno del movimento, sia come chiara presa di posizione rispetto alla necessità di una maggiore presenza femminile nella politica. È stata poi la volta di Anne-Sofie Allarp, segretario internazionale del partito socialdemocratico danese e Poul Breyen, membro della commissione esteri dei socialdemocratici, che con attenzione e perizia hanno illustrato l’importanza strategica di un rapporto privilegiato tra i partiti della sinistra danese e il Coordinamento dell’Unione in Danimarca. I due dirigenti politici hanno cercato inoltre, di tracciare differenze e affinità tra la politica italiana e quella danese, fornendo interessanti spunti di riflessione ad una platea sempre attenta e molto interessata.

Arnold Cassola, con un intervento diretto ed appassionato, ha puntualmente argomentato la necessità di una svolta politica alla guida dell’Italia, rimarcando l’importanza che i senatori e i deputati eletti nella circoscrizione Estero avranno nella composizione del nuovo parlamento.

Donato Russo e Fabrizio Tassinari, rispettivamente presidente e vicepresidente del Coordinamento dell’Unione in Danimarca, hanno chiuso la parte politica della manifestazione, ribadendo oltre all’importanza del ruolo degli italiani all’estero, l’assoluta necessità di unità nel centro sinistra al fine di ottenere un risultato positivo in questa difficile competizione elettorale. La serata è proseguita con un “rompete le righe” per dare spazio ad un momento conviviale, di fronte a un buon bicchiere di vino siciliano e una abbondante varietà di ottimo cibo, rigorosamente di matrice italiana. La pausa conviviale ha fatto da anticamera alle esibizioni musicali, tutte di buon livello e tutte molto apprezzate da un pubblico riconoscente per la solidarietá che Skovgaard & FredeEwerti, Sara Indio, Volta la Carta e The Downtown Ranchers hanno espresso alla causa, suonando e cantando gratuitamente .

Sin qui la cronaca e poco più. Ma certamente una descrizione completa ed esaustiva della serata non può prescindere da qualche elemento che permetta di comprendere che tipo di atmosfera si è respirata. Nel mio ricordo sono vivissime, tra bicchieri di vino, splendide canzoni di Fabrizio De Andrè e dinamici pezzi di musica folk, le chiaccherate, gli scambi di opinioni e i mini-dibattiti su temi politici di ogni tipo. Dal gettonatissimo Berlusconi, si è arrivati fino alle recentissimi polemiche circa la pubblicazione su un noto quotidiano danese, di vignette ritenute blasfeme dal mondo musulmano. In questo scenario ciò che mi ha colpito particolarmente è, non solo la vivacità intellettuale del gruppo, ma soprattutto l’ appassionata dialettica, che spesso ha fatto emergere posizioni anche diverse, ma sempre espresse con grande rispetto e molto ben argomentate. Questa è l’atmosfera che ha fatto da sfondo agli interventi politici ed ai contributi artistici e, personalmente, ritengo che proprio questo clima lasci uno dei messaggi più importanti della serata. La grande coscienza civile e politica delle persone, anche quando esse sono di stesso orientamento politico, porta al dibattito e inevitabilmente ad una dialettica. In alcun modo bisogna nascondere o cercare di evitare il confronto, perché quando questo è sano, rispettoso e fondato su solide argomentazioni diventa una risorsa fondamentale per la crescita delle persone.

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Saturday, February 11, 2006

Presentato il programma dell’Unione - E il Polo?

di Flavio Serra

Qualcuno (Giuliano Amato se non ricordo male) ha detto che il Programma è quella cosa che tutti vogliono, ma nessuno legge. Se qualcuno vuole fare eccezione, clicchi qui, e troverà il programma dell’Unione nella sua versione finale (NB. PDF 1,5 MB) , sottoscritto da tutte le forze della coalizione.

Tutti abbiamo letto della difficoltà a trovare i punti di mediazione: io credo questo sia un fatto positivo, che dimostra la serietà dell’impegno (non si sarebbe discusso tanto, se il programma avesse solo uno scopo “pubblicitario”).  Le pagine assommano a 281, ed anche questo è positivo. Non siamo chiamati a dare una “delega in bianco” ma possiamo documentarci (ora) e controllare (poi).

Tutto il contrario del “contratto con gli italiani” di Berlusconi nel 2001 che nella sua sintesi, sorvolava su tutte le  più controverse leggi che il governo ha poi varato, mentre molti degli obiettivi dichiarati venivano silenziosamente dimenticati. A proposito, che fine ha fatto la promessa di non ripresentarsi se quegli impegni non fossero stati mantenuti?

Aspettiamo ora il programma del Polo. Invano, dato che “le tre punte” giocano ciascuna per conto suo, e non si sa bene se, come e su cosa pensino di accordarsi dopo il voto, nè tantomeno hanno dichiarato come evolverà il rapporto con la Lega di Calderoli e Bossi. In assenza di argomenti, si punta tutto sull’immagine, e Berlusconi, che ormai ha presenziato a tutti i programmi radio e TV, dilaga anche sugli schermi dei Bancomat sotto casa.

Ma sì, era uno scherzo. Per fortuna da oggi scatta la “par condicio”. Ma attenzione, se lo rieleggiamo Berlusconi potrebbe farci un pensierino…  

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Tuesday, February 7, 2006

Il mio programma per gli italiani

da Arnold Cassola, candidato dell’Unione alle prossime elezioni parlamentari nella circoscrizione Europa, riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Arnold Cassola è autore e curatore di vari libri e saggi accademici. Nel 1999 è stato eletto Segretario Generale del Partito Verde Europeo, con base a Bruxelles. Oltre all’Italia e al Belgio, dove vive attualmente, ha vissuto a Malta ed in Svizzera, dove ha insegnato ai figli degli italiani.

Gli italiani residenti in Europa con diritto di voto arrivano quasi a due milioni, di cui 3000, più o meno, aitanti in Danimarca. Verso il 20 marzo prossimo arriveranno in casa per posta le schede di voto per le prossime elezioni legislative in Italia. Un cittadino italiano in Danimarca che interesse ha per votare? Ancora di più, perchè dovrebbe votare per la lista dell’Unione?

Be’, per me che sono in politica da un po’ di tempo, vi sono delle buone ragioni per farlo. Intanto, la prima ragione per votare UNIONE è di avere un Primo Ministro che non faccia vergognare gli italiani all’estero con le sue vanterie da Bar Sport. Non si può continuare ad avere un Primo Ministro come Silvio Berlusconi che crea continuamente delle situazioni imbarazzanti (per non dire delle vere crisi!) diplomatiche: con la Germania (dando del kapò nazista a Martin Schultz); con la Finlandia (vantandosi di aver usato il suo “charme” da playboy, per sedurre la Presidente Tarja Halonen); con la Danimarca (proponendo di “presentare” la moglie al Primo Ministro Rasmussen, perchè “lui sì che è bello”)!

Con Romano Prodi, che ha lasciato un ottimo ricordo di sè a Bruxelles in quanto Presidente della Commissione Europea, ogni italiana e italiano è sicuro che sarà bene rappresentato da un Presidente del Consiglio stimato a livello internazionale. Inoltre, un’Italia guidata da Romano Prodi non solo assicurera’ che l’attenzione venga rivolta ad una politica sociale che privilegi i giovani, i pensionati ed i meno fortunati, ma restituira’ anche all’Italia quel ruolo di motore dell’integrazione europea che e’ venuto a mancare miseramente nel quinquennio del Cavaliere.

Ma poi vi sono altri motivi per cui noi dell’UNIONE dovremo batterci per il bene comune degli italiani in Europa. Intanto, l’Unione dovrebbe impegnarsi ad eliminare o ridurre sensibilmente la tassa sul passaporto per gli italiani residenti all’estero in quanto diventa veramente una tassa aggiunta per gli emigrati. Perchè non fare sì, invece, che la futura Carta d’identita’ elettronica sia rilasciata anche ai residenti italiani all’estero, visto che finora questo servizio non sembra che sia nei piani per gli italiani all’estero?

Altro tema scottante è la lentezza burocratica! L’Unione dovrebbeimpegnarsi per far sì che l’omologazione dei titoli di studi scolastici e universitari e delle abilitazioni professionali venga fatta nei tempi più brevi possibili. Anche il calcolo dei contributi delle pensioni degli italiani che hanno lavorato o lavorano all’estero, oltre che in Italia, dev’essere fatto in tempi accettabili. L’adeguamento degli orari di apertura dei consolati alle esigenze degli italiani all’estero potrebbe forse contribuire allo sveltimento delle pratiche. Nell’era di internet, pensare a servizi di consolato offerti 24 ore su 24 ore via web e’ un’aspettativa più che legittima.

Poi è assolutamente inaccettabile che la RAI continui ad oscurare all’estero programmi sportivi come le partite della Nazionale di calcio o i Gran Premi di Formula Uno, o programmi culturali, come i film di Roberto Benigni, con la scusa dei diritti televisivi. I cittadini all’estero degli altri ventiquattro paesi dell’Unione Europea non hanno questo problema perchè i loro governi pensano a loro. L’UNIONE al governo deve assumersi quest’impegno per fare terminare questo black out.

Infine, noi politici dell’Unione dovremmo impegnarci perchè gli italiani all’estero vengano assistiti nel campo del lavoro, dell’alloggio e della lingua, facilitandone l’inserimento nella comunità locale fin dal momento dell’arrivo nel nuovo paese, ad esempio aiutandoli a conoscere le leggi locali anche in materia di lavoro o di impresa.

Ecco, questi sono alcuni dei punti su cui io mi impegno a lavorare se eletto come rappresentante degli italiani in Danimarca ed in Europa nelle prossime elezioni. Adesso, sta a voi decidere. Spero che, per il bene dell’Italia e deglli italiani in patria ed all’estero, il vostro voto vada con convinzione all’UNIONE. Una croce sul simbolo, e poi scrivete il nome del vostro candidato preferito.

Non buttiamo via quest’occasione. Con Prodi al governo e Berlusconi ad Arcore, ne trarremo beneficio tutti noi e, in particolare, i nostri figli. Non neghiamo loro un futuro migliore.

Per saperne di piu, puoi visitare il sito di Arnold Cassola, oppure leggere il documento con i suoi impegni programmatici.

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Monday, February 6, 2006

Benvenuti nel villaggio globale

di Flavio Serra

Non abbiamo “bucato” la notiza dei disegni di Maometto. Semplicemente, l´avevamo classificata “questione interna” danese. Valutando criticamente la provocazione dello Jyllands Posten, e considerando l’ignavia del governo un altro capitolo della spinosa questione sulle politiche culturali di “integrazione”.

Ci eravamo sbagliati. L´onda è montata, settimana dopo settimana, ed i danesi sgomenti si trovano ora al centro dell´attenzione mondiale.

<<ma proprio=”">> sembrano dirsi <<e abbiamo=”" mai=”" che=”">> ed in questo, ahimè trovo analogie con noi “italiani brava gente” che ancora non capiamo perchè gli etiopi hanno voluto indietro l´obelisco di Axum (storia coloniale antica) e neppure il motivo per cui in Iraq sparano ai “nostri ragazzi” in missione di pace (storia coloniale recente).

Al contrario del boicottaggio (azione politica legittima), la reazione violenta è una risposta grave e sbagliata che non ci sogniamo neppure lontanamente di giustificare.

Ed è proprio per questo che ci auguriamo uno, dieci, cento passi indietro. Da parte di tutti.

Una riflessione su ciò che vuole dire essere “cittadini del mondo”, sul rispetto delle diverse culture e religioni. Sulla necessità di capirci “diversi” ma non “superiori” e quindi cautela prima di imporre ad altri i nostri valori.

Ed un po´ meno ipocrisia. Proprio in questi giorni, Venstre, De Konservative, e Danske Folkeparti chiedono di espellere gli imam residenti in Danimarca che hanno protestato, come se la tutela del diritto di espressione non si potesse applicare alle opinioni degli imam.

Siamo preoccupati. La guerra fredda contro il comunismo è finita. Sembra però che la nostra “civiltà” non riesca a fare a meno della guerra, che abbiamo bisogno di nemici esterni per nascondere le contraddizioni interne, e di coprire il conflitto sotto un mantello di “scontro di civiltà” per non farci domande scomode sulle ragioni economiche e sociali che vi sottostanno. Eccoci allora alzare gli stendardi e marciare verso un’altra guerra, questa volta contro il terrorismo, la barbarie, l’islam. Dall’altra parte ovviamente succede la stessa cosa.

Fermiamoci. E fermiamo i signori della guerra.

Se vuoi inserire un commento, fallo qui sotto. Oppure clicca qui per votare sul sondaggio.

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Riunione del COMITES danese

di Flavio Serra

Lo scorso 4 febbraio, per la prima volta assoluta, la riunione del COMITES è stata davvero “pubblica”, nel senso che una piccola rappresentanza di nostri concittadini ha aderito all´invito a partecipare da noi lanciato lo scorso dicembre e successivamente raccolto dal Comitato stesso.

Ne diamo quindi di seguito un sintetico resoconto, in attesa dei verbali ufficiali che hanno ovvi tempi tecnici, e che speriamo troveremo pubblicati sul sito del COMITES.

La riunione si è aperta con la presentazione al Comites del coordinamento dell´Unione, appena costituitosi in Danimarca. Nell’occasione, il rappresentante del coordinamento, Donato Russo, ha chiesto di conoscere le modalità in cui il pubblico avrebbe potuto partecipare alle riunioni, segnalando anche come in Italia il pubblico presente ai Consigli comunali, abbia la possibilità di iscriversi a parlare.

È seguito un “ampio e approfondito dibattito” nel quale si sono confrontate diverse proposte, ed al termine a larga maggioranza si è deciso che al pubblico non verrà concesso il diritto di intervenire, se non ascoltando.

Il numero degli ascoltatori silenziosi però non sarà soggetto a limitazioni. Inoltre, in date e modalità da definire in futuro, coloro che insisteranno ad esprimersi, potranno chiedere udienza al COMITES, nel corso di eventuali riunioni non deliberative che verrebbero realizzate ad hoc.

Si è quindi affrontata la questione del numero legale del COMITES, e si è stabilito che nel caso nella settimana precedente una riunione si evidenziasse l´impossibilità di raggiungere il quorum, la stessa si terrà comunque, anche se è stato unanimemente riconosciuto che in tal caso la riunione non avrà alcuna validità e non potranno essere prese delibere.

Successivamente si è discusso il bilancio consuntivo 2005, precisando che il pubblico non avrebbe potuto prenderne visione, in quanto ancora allo stato di bozza. Non avendo avuto accesso ai dati, ci limitiamo quindi a riferire del dibattito che abbiamo ascoltato, nel quale l’unico argomento sul quale si è svolto un argomentato approfondimento è se sia più economico pagare le diverse spese in posta, in banca, o via internet. La bozza di bilancio è stata quindi approvata.

Altro argomento importante quello della doppia cittadinanza, in merito al quale il rappresentante dell´ambasciata dott.Velotti ha dato ampie spiegazioni, chiedendo a sua volta al COMITES se fosse a conoscenza di situazioni in cui la normativa esistente creava disagi a nostri connazionali. Il COMITES si è riservato di ritornare sull´argomento in altra seduta.

Si è così arrivati al tema caldo della giornata, quello delle prossime elezioni politiche e del ruolo che debba avere il COMITES nello stimolare la partecipazione e la conoscenza dei concittadini in merito alle modalità del voto ed ai programmi degli schieramenti.

Sul primo punto, il COMITES farà quanto in suo potere per divulgare le informazioni istituzionali, per le quali peraltro l´Ambasciata ha già predisposto un’ampia campagna.

Per quanto riguarda la comunicazione politica, il COMITES ha riconosciuto unanimemente l´importanza di far giungere ai connazionali la più ampia informazione (così come aveva fatto in occasione dei referendum), ma ha altresì dichiarato l’impossibilità di fare fronte a tale compito con le proprie risorse.

La soluzione in questo caso si è trovata: Scandinaria organizzerà i dibattiti disciplinandoli con un regolamento che garantisca eguali possibilità di accesso a tutte le coalizioni, ed il COMITES ne darà ampia pubblicità.

La riunione è stata quindi aggiornata, non prima però che la presidente Mirabelli esprimesse la propria insoddisfazione per la scarsità dei contenuti del sito comites.dk, e desse contestualmente le proprie dimissioni dalla redazione dello stesso.

Sic! (1. puntata – continua…)

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Quando si vota?

Come si vota, l´abbiamo già scritto (cliccate qui). La novità è il quando.

Attenzione:
• Il consolato invierà a domicilio i plichi con le schede il prossimo 22/3
Nel caso non riceviate i plichi, a partire dal 26/3 potete richiederne una copia
• Dovete inviare le schede al consolato per posta, nelle apposite buste. Importante: varranno solo le buste ricevute entro le ore 16:00 del 6 aprile. Quindi non aspettate all’ultimo momento!

Come scritto in altro articolo, il COMITES ha affidato a Scandinaria il compito di organizzare dibattiti pre-elettorali. Ve ne daremo presto notizia!

ULTIMA ORA:
* E’ possibile iscriversi alle liste elettorali fino al 29/3, anche se non siete iscritti all’AIRE. Cliccate qui per saperne di più.
* Se siete professori o ricercatori e volete votare in Danimarca, scaricate questi documenti: Lettera Ambasciata - Autocertificazione

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